Il concetto di assistenza, inteso come patrimonio immateriale di una società, ha subito nel corsodei secoli una metamorfosi radicale, passandodalla dimensione etico-spirituale a quellameramente clinico-gestionale.
L’etimo hospitium, nel contesto cristiano medievale, non sottendeva una struttura di degenza, bensì un atto di accoglienza pura.
In tale alveo culturale, l’assistenza al povero e al malato era configurata come un dovere morale euna partecipazione al sacro; l’ospizio medievale, situato lungo le direttrici dei pellegrinaggi, rappresentava uno spazio ibrido di sosta e condivisione dove la cura dell’anima precedeva la terapia del corpo. La transizione verso la modernità, accelerata dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Industriale, ha determinato una progressiva “medicalizzazione” dell’ospizio.
Lo Stato, sostituendosi alla carità privata, hatrasformato l’accoglienza in controllo sociale,relegando l’anziano e il non produttivo instrutture segregate. Attualmente, la disciplinaarchitettonica è chiamata a una nuova inversionedi paradigma: superare il modello ospedalieroper approdare al concetto di RSA (Residenze
Sanitarie Assistite) e Senior Living, dove il focustrasla dalla “cura della patologia” alla “qualitàdella vita”. Esempi paradigmatici di questatendenza sono i Maggie’s Centres nel RegnoUnito. Queste strutture, fondate sulla visione diMaggie Keswick Jencks e Charles Jencks, nonsostituiscono i centri oncologici ma agisconocome infrastrutture di supporto psicologico esociale. Progettati da firme quali Norman Foster(Manchester) e OMA/Rem Koolhaas (Glasgow),i centri sfruttano il legno, il vetro e la continuitàspaziale con il verde per mitigare il trauma dellamalattia attraverso il biophilic design,recuperando la natura originaria dell’hospitiuminteso come spazio di relazione.